Credo sia ormai evidente a tutti che da qualche anno il fenomeno degli Alberghi diffusi registra un successo formidabile. A parte i premi e i riconoscimenti a quello che è un modello originale di ospitalità, Made in Italy, ed a parte le interviste e gli articoli apparsi sulla stampa internazionale (New York Times, National Geographic…) e italiana (La Repubblica, La Stampa..), o la nuova Guida del Touring Club dedicata esclusivamente all’ospitalità diffusa, parlano del successo di questa formula di turismo sostenibile i 56 alberghi diffusi riconosciuti dall’Associazione Nazionale, le decine di forme di ospitalità che appartengono anch’esse alla famiglia dell’albergo diffuso, e le centinaia di progetti in corso.

Ma sono proprio questi ultimi che mi preoccupano. Il mio timore è che succeda come nel caso dei tanti agriturismi che sono tali solo di nome. Ecco allora il mio appello, che è anche quello dell’Associazione che rappresento, agli operatori e alle Regioni, di seguire correttamente il modello, di rispettarlo e di non cercare scorciatoie e di non tollerare abusi.

Nessuna Regione in Italia può permettere ad una rete di case di autodefinirsi “Albergo Diffuso”. Per essere tali occorre rispettare il modello di ospitalità che ha quel nome.

Requisiti di un Albergo Diffuso

  • Gestione unitaria – Struttura ricettiva gestita in forma imprenditoriale
  • Servizi alberghieri – Struttura ricettiva in grado di fornire tutti i servizi alberghieri agli ospiti
  • Camere/Unità abitative dislocate in più edifici separati e preesistenti– Centro storicoabitato
  • Servizi comuni – Presenza di localiadibitia spazi comuni per gli ospiti (ricevimento, sale comuni, bar, punto ristoro)
  • Distanza ragionevole degli stabili – massimo 300 metri tra le unitàabitative e la struttura con i servizi diaccoglienza (i servizi principali)
  • Presenza di una comunità viva
  • Presenza di un ambiente autentico
  • Riconoscibilità
  • Stile gestionale integrato nel territorio e nella sua cultura.

 

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