Riproponiamo di seguito l’articolo di Tina Causarano, pubblicato dal Giornale di Scicli.

“A dieci anni dal riconoscimento Unesco, per gli otto comuni del Val di Noto, tra cui Scicli, ( evento richiamato questa estate con una bella e interessante mostra di Gigi Nifosì e le sue gigantografie di vedute aeree, esposte a Palazzo Spadaro fino al 30 settembre), si può senz’altro convenire sull’osservazione che Scicli, nel novero dei comuni dichiarati Beni dell’Umanità, riscuota livelli di gradimento piuttosto alti, come testimoniano gli addetti al settore ristorazione e alberghiero, o i tanti visitatori di passaggio o ancora quelli che vi hanno comprato casa. Dieci anni fa- appunto- la scommessa di chi all’epoca si prodigò per questo riconoscimento di Scicli ( prima Amm. Falla), fu senz’altro lungimirante ( come del resto, la stessa chiusura della via Mormina Penna), se è vero- come è vero- che ogni anno aumentano i visitatori, se cresce a ritmi sostenuti, la disponibilità di posti letto, e certa imprenditoria locale ( soprattutto giovani), si va sempre più specializzando per offrire ricettività e accoglienza, con proposte all’avanguardia nel settore stesso. A parte le decine di B&B sparsi nel territorio e nelle borgate, gli Hotel a quattro e cinque stelle, quest’anno- per la prima volta-, a Scicli si va sperimentando l’idea dell’Albergo Diffuso, grazie all’intrapendenza di due giovani, Ezio ed Ilenia, già con esperienza nel settore, l’uno nella stessa Scicli, l’altra in quel di Rimini. La formula Albergo Diffuso ( che chiameremo AD), è già operante in 16 regioni italiane, e per dirla con le parole di Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing nel turismo e fondatore dell’Associazione nazionale degli Alberghi Diffusi, esso “ è un nuovo e originale modello italiano di ospitalità, basata su alcuni principi fondamentali: nessuna nuova costruzione, inserimento nel territorio e nella sua storia, autenticità dell’esperienza, presenza di una comunità ospitante, ambiente integro”. Esemplifica Ezio, partendo dall’esperienza sciclitana; “ l’idea è stata quella di mettere insieme una serie di case , vicine tra loro, e collocate tutte nel centro storico della città, nel raggio di 300 metri, come indica anche una legge regionale, ancora in via di definizione; l’AD è detto anche “ albergo orizzontale”, proprio per questo motivo: che non si costruisce ex-novo, ma utilizzando case di privati cittadini, che li vogliono mettere a disposizione…e voglio dire subito che, se a questa idea ho lavorato personalmente, coadiuvata da Ilenia, la possibilità di concretizzare l’esperienza è venuta grazie alla disponibilità di Giorgio Vindigni, che ha approvato il progetto, mettendoci a disposizione i locali del Millennium, sia per la reception, che per la ristorazione”. Ma, dunque, perché la scelta delle case solo nel centro storico? “ L’AD nasce per valorizzare le case tipiche di un luogo, di un borgo…case restaurate senza abusi edilizi, piuttosto in armonia con l’ambiente; attualmente abbiamo messo in rete una decina di case che, sebbene ristrutturate, erano tuttavia chiuse, prive di vita…per averle, non abbiamo fatto grandi ricerche, in quanto la proposta è stata conosciuta attraverso il nostro sito…pensiamo di averne il doppio per la prossima estate”.Obiettivo, dunque, di questo nuovo modello di ospitalità, è quello di far rivivere i centri storici, gli antichi borghi, dove in genere si trovano case di pregio o comunque abitazioni tipiche, far sentire gli ospiti parte di una comunità, valorizzando il territorio, evitandone lo spopolamento, ma creando, piuttosto, occasioni di lavoro; “il 90% degli AD- sostiene il presidente dell’omonima Associazione, Dall’Ara, resta aperto tutto l’anno e deve essere gestito come un albergo, cioè prevedere spazi comuni, punto ristoro, accoglienza e soprattutto servizi alberghieri professionali per gli ospiti”. L’esperienza sciclitana pare risponda a queste condizioni, intanto perché il centro storico di Scicli non è stato mai del tutto abbandonato, come del resto, i quartieri alti della città; ma bisogna ricordare che i Piani regolatori dei decenni passati, se da una parte hanno salvaguardato, opportunamente, dall’altra, e in tante realtà, forse hanno contribuito al loro spopolamento (si pensi, ad esempio, alla vicina Ibla, completa di restauri in ogni angolo, ma pochissimo vissuta dai residenti); di contro, l’espansione edilizia nel nostro territorio e non solo, ha trovato altri sbocchi, abusivi o meno, di sicuro con grandi eccessi cementificatori. Ma torniamo all’esperienza di AD, in corso a Scicli. Che- si è capito- è qualcosa di diverso dal semplice B&B che offre ristoro per dormire e con la prima colazione. “I nostri ospiti-riprende Ezio- sono accompagnati in tutti i servizi di cui necessitano; per loro prepariamo anche pranzi e cene ( sempre nei locali del Millennium) e con prodotti locali, valorizzando così le nostre aziende; ad esempio, offriamo pane fatto in casa, formaggi locali, ortaggi delle nostre aziende; ad es. ancora, condiamo la pizza diffusa con la passata di pomodoro della ditta Casa Morana di Scicli, così per l’olio e per la ricotta, che utilizziamo molto in pasticceria..” Forse, dopo alcuni decenni di turismo di massa, con catene alberghiere e villaggi vacanze in ogni dove, comincia una nuova tendenza nel settore, “ una nuova generazione di turisti che non ama le cose fatte apposta per i turisti ( come lo sono gli alberghi tradizionali), ma vuole alloggiare in strutture concepite per i residenti, condividere il loro stile di vita, avere la garanzia di tutti i comfort..”( Dall’Ara). Se ci sono nella nostra provincia esperienze simili? “ Non ancora. Sappiamo che a Modica si muove qualcosa, ma in dimensioni ridotte, con tre case messe insieme da uno stesso proprietario, mentre noi lavoriamo con proprietari diversi e più numerosi “- puntualizza Ezio. Ma chi sono gli ospiti che già si orientano , con questi nuovi modelli di ricettività? “ E’ di sicuro un livello sociale medio alto, anche culturalmente, che apprezza la possibilità di una vacanza alternativa, che non sia il solito albergo frequentato magari dinverno, piuttosto un luogo, un ambiente, che lo faccia sentire come a casa propria, parte della comunità locale…attualmente abbiamo 35 ospiti, su una media di 38-40; la nostra capacità ricettiva, va da 40 a 50 posti letto” Si diceva  che le case messe in rete, sono tutte ristrutturate e arredate, e, secondo la specifica tipologia e i comfort che offrono, sono individuate con un simbolo tutto nostrano: uno, due, tre barocchetti ( anziché le più note tre quattro stelle), che di per sé selezionano anche i prezzi. E in omaggio alle tradizioni e feste locali, troveremo Casa dei Saraceni, Casa dei Normanni, Casa Stanbul; quelle legate alla Pasqua, si chiamano Casa Gioia, Casa Stella, Casa Vinicio; in onore a S. Giuseppe, troviamo Casa Pagghiaru, Casa Ciaccara e così via; “l’obiettivo- continua Ezio- è anche quello di far conoscere il nostro territorio, le nostre feste religiose e folkloristiche.. e per questo che diffondiamo materiale informativo tra gli ospiti, coinvolgendo in questa nostra esperienza, associazioni ditte e aziende locali, come Esplorambiente, per far conoscere le bellezze naturalistiche del territorio, la Galleria Quam per iniziative culturali, come ancora la guida turistica di riferimento, per escursioni anche in comuni viciniori, o ancora la Pasticceria  Pisana, o la ditta Russino per gli aromi..”. L’esperienza dell’Albergo Diffuso, così come ci è stato presentato, si avvale anche di altri collaboratori, che gestiscono tutti gli aspetti organizzativi delle case messe in rete; si tratta dei due fratelli Giovanni e Guglielmo Trovato che assieme a Gloria ( sono tutti sciclitani), si occupano del riordino delle camere, della loro sistemazione e assistenza; assunti, questi giovani, tramite la cooperativa sociale “ Agire” di Ragusa ( che impiega anche giovani svantaggiati); a quanto pare, “sono loro l’anima dell’AD- dice ancora Ezio- e di loro non potremmo fare a meno, come di altri.. nel nostro piccolo, abbiamo creato 6 nuovi posti di lavoro, con persone che prima erano disoccupate..”. Anche questo aspetto non è marginale, specie di questi tempi. Bisogna riconoscere che, l’inizitiva privata- anche in una realtà come la nostra- comincia a guardare lontano, magari rischiando, scommettendo, e chissà che l’economia locale non possa averne ricadute sempre più positive. A Scicli- purtroppo- non c’è ancora, incisiva, la mano pubblica. Vale a dire, tutti quei servizi (ambiente pulito, parcheggi, servizi igienici, bus navette, segnaletica e così via) indispensabili ad una corretta fruizione turistica, se solo ci si crede. Certo, ci vogliono soldi e risorse da investire, che non siano quelli misurati di un bilancio comunale. E tuttavia, ci sono interventi, che si possono fare, senza mettere a rischio il bilancio- appunto; ad esempio, la sede di Palazzo Spadaro, dove si svolgono gran parte degli eventi culturali, proprio del Comune, è fredda, freddissima d’inverno, terribilmente calda d’estate. Possiamo chiedere, a questa Amministrazione, di risolvere questo problema?

http://www.ilgiornalediscicli.it/albergo-diffuso-a-scicli-un-successo/

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