Nell’Aquilano, a Rocca di Mezzo e Santo Stefano di Sessanio, due esempi di alberghi diffusi, una delle poche formule turistiche che continuano a crescere nonostante la crisi economica

L’articolo che vi propongo è di un paio di mesi fa:

PESCARA. Non è un bed and breakfast né un agriturismo. La risposta turistica vincente in questa estate di crisi sembrano essere gli alberghi diffusi. Nati dall’intuizione di un poeta dopo il terremoto del Friuli, per riportare a nuova vita borghi che altrimenti sarebbero stati abbandonati dagli abitanti, questi alberghi sono aumentati del 20 per cento in un solo anno. E, come spiega una ricerca della società di consulenza turistica Jfc, sette su dieci hanno avuto più clienti rispetto al 2011. L’Abruzzo in questa particolare forma di ospitalità ha un ruolo di primo piano, con due tra i più apprezzati e famosi alberghi diffusi d’Italia.

A Rocca di Mezzo c’è il Robur Marsorum. Nasce dal recupero delle abitazioni esistenti dislocate nel borgo antico di Rovere, con panorami mozzafiato sul Gran Sasso e sul massiccio del Sirente-Velino. Qui i turisti vengono viziati e coccolati con tanto di giri in carrozza. Sul sito internet ufficiale non c’è il listino prezzi. Prenotando online si trovano offerte che vanno dai 150 ai 200 euro a notte per camera. Il Robur Marsorum è anche su TripAdvisor. Le persone che hanno recensito l’albergo nel portale online sono 54. La valutazione è ottima 5,5 palline su 6.

A Santo Stefano di Sessanio c’è il più famoso Sextantio, meta di tanti vip e per molto tempo “nido d’amore” di George Clooney e Elisabetta Canalis. L’albergo diffuso è qui realizzato in una serie di palazzi medicei. Anche in questo caso sul sito internet ufficiale non c’è il listino prezzi. Verificando i prezzi sul web si scopre che per una camera servono dai 100 ai 200 euro. Anche l’albergo di Santo Stefano è recensito dai lettori di TripAdvisor. E anche in questo caso la valutazione è ottima: i 63 ospiti hanno assegnato al Sextantio una valutazione di 5,5 palline su 6.

«Questi alberghi sono la risposta a una voglia di sobrietà, di autenticità: piacciono per questo, perché non sono spazi costruiti appositamente per turisti, ma vere case o palazzi con una storia, un passato», ha dichiarato Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’associazione Alberghi diffusi d’Italia, al quotidiano La Repubblica. «Non ci si sente intrusi, ma abitanti del borgo, magari più viziati e accuditi. Con la possibilità di partecipare alle attività, alle feste del paese, alle raccolte stagionali o a corsi di cucina che attirano gli stranieri. Dai tedeschi ai cinesi ultimi arrivati, ormai sono quasi la metà dei nostri clienti».

http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2012/08/08/news/i-borghi-a-cinque-stelle-nel-cuore-dell-abruzzo-1.5518466

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