A muoversi da dilettante in Cina non è solo l’ente per il turismo, ma lo stesso Expo 2015 che in questi mesi ha fatto promozione di se stesso anche nelle fiere cinesi, distribuendo flyers con la pubblicità dell’Esposizione Universale. L’evento Expo dovrebbe portare in Italia almeno un milione di cinesi, e qui vedete uno di questi volantini. Chi capisce il mandarino si renderà subito conto che quello stampato è il cinese tradizionale, lingua parlata da una minoranza ad Hong Kong, Singapore e Taiwan. La quasi totalità del miliardo e 400 milioni di cinesi parla il cinese semplificato e non capisce il cinese tradizionale.

Ci sarebbe quasi da ridere ma a far passare la voglia di prenderla con sarcasmo c’è un’altra sorpresa. Sugli stessi volantini che promuovono Expo 2015 ci sono i simboli dei principali social network occidentali: Facebook, Twitter e Youtube. Non occorre essere raffinati sinologi per sapere che la Repubblica Popolare Cinese censura questi siti.

E difatti i Paesi più all’avanguardia nel turismo, come ad esempio Australia o Canada, promuovono le loro terre usando i social network cinesi wechat.com, renren.com, sinaweibo.com, www.youku.com.

Ma non è finita: i turisti cinesi saranno i principali visitatori di Expo 2015, ma il portale ufficiale www.expo2015.org non prevede la lingua cinese. C’è l’inglese, naturalmente, ma i cinesi lo parlano poco e male.

Lo scontrino medio di un turista cinese è il più alto tra tutti i turisti del mondo in Italia con 1000 euro circa di spesa. Possiamo davvero permetterci di trascurare in questo modo una potenziale miniera d’oro?

Source: www.ilfattoquotidiano.it

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